"Carlo, compagnone di mille peripezie è scolpito e levigato dalla brezza delle prime luci e ore del mattino e di amicizia divina si potrebbe parlar, per chi di vino sorseggia e senza non può star"
Carlo si veste, si da una veloce sciaquata al muso e si avvicina ad un cassetto per prendere una bottiglietta di vetro color verde scuro.Toglie il tappo e a modi di cannochiale, ci vede attraverso, per scrutare quelle poche gocce rosso sangue che cadono a terra, dando improvvisamente all'imperante color grigio periferico del suo appartamento, un colore che non aveva mai visto prima. Rimane in silenzio per pochi istanti appoggiato alla finestra con le tapparelle abbassate che al passare del tram creavano sul soffito un gioco di luci eleganti e danzanti. Faceva un baccano pazzesco quel cazzo di tram ma ormai era solo divenuto un membro della famiglia, assieme a tutta la mobilia della stanza da letto, compresa una triste stampa, di un quadro stile ottocento, racchiuso in maniera accurata in una cornice disgustosamente kitsch. Dopo aver goduto della piacevole sinfonia urbana dedicata solamente e solitamente per lui, Carlo decise di prendere d'assalto il frigo che di solitudine ne aveva vista a vagonate al di là di uno sportello. C'erano solo pochi avanzi di pollo fritto della sera prima e qualche birra in vetro da 50 cl.
Nella ghiacciaia però c'era una bottiglia di Vodka.
Un bell'affare quello! Di certo avrebbe risollevato le sorti della serata. Dopo che cosumò un pasto che avrebbe fatto venire l'aquolina a qualsiasi cane di quartiere, Si diresse verso l'uscita del suo appartamento e dall'appendi abito, prese la sua giacca rattoppata marrone, un pò di tabacco e delle cartine che infilò nel suo taccuino da viaggio che mise a sua volta nella tasca laterale della giacca.
Con fare determinato e da vero duro, prese da un armadietto piccolo e poco appariscente, una calibro 38. che infilò assieme a un pò della sua dignità, nella tasca interna della sua giacca.
Chiuse la porta, lasciandola aperta e senza dare qualche mandata di chiave per sicurezza, tanto sapeva bene che quell'appartamento avrebbe fatto schifo, persino ad un ladro. Forse l'unica cosa di valore era la stampa ottocentesca, pensava. L'ascensore era rotto, nessuna novità anzi quel poco di moto, ad un quarantenne che non godeva di grande salute come Carlo, vista la vita che conduceva, non gli avrebbero fatto alcun male, anche se si trattava di dovere fare, tre rampe di scale in discesa, ma era pur sempre moto quello. Verso l'uscita del palazzo, Carlo conquistò l'attenzione del portiere che come di consueto e con grande tempistica, gli dice che è un fallito e che la sua vita è continuamente calpestata ogni giorno come una merda di cane. Complimenti quasi commoventi, ma tra tutte quelle prove d'affetto dimostrate, Carlo intuisce nella sua testa così piena di materia grigia e così piena da non cogliere che il portiere ciccione aveva ragione,sul fatto che cercarsi una ragazza non era poi un'idea malaccia. Carlo, da vero signore sfoderò il suo dito medio e usci dal palazzo, con un sonoro S F I G A T O da parte del custode ciccione che probabilmente non sapeva nemmeno come fosse fatto un corpo femminile. Magari poteva fantasticare su fumetti porno e riviste playboy, unite tra loro fin troppo bene. Sfigato! pensò Carlo, ed uscì in strada.
Si fece trascinare dalla follia di chi naufraga poco alla volta, ogni maledetta notte. Si lasciò trasportare e non pensava a molto. Anzi a niente. Lasciò che il suo sguardo cadesse e si perdesse in vertigginosi scolli e in appetitose cosce che le puttane in strada offrivano sotto la luce sgargiante di luminose insegne al neon, a chi era in cerca di compagnia per la solitudine.
Carlo continuava a non pensare a nulla, ed era solo un pò nervoso tutto li. Si rullò una sigaretta e ne diede una bella boccata a pieni polmoni. Poteva asfaltare un'intera strada con tutto quel bitume che portava con se. Improvvisamente pensò al nome del suo informatore, Henry squarcia budella e dopo non molto, la sua copertura da vero duro, cominciò a vacillare e a farsi fottere. Henry era una persona a modo e di gran classe, con abiti firmati e macchine di lusso e non gli mancavano certo donne, nonostante madre natura, non fosse stata molto clemente con il suo aspetto.
Una persona regolare verrebbe da pensare ma con l'unico difetto che era incline al suo hobby preferito, di collezzionare coltelli che provava di persona e si divertiva davvero tanto, con chi gli metteva i bastoni tra le ruote.
Il resto era meglio lasciarlo all'immaginazione!
Carlo arrivò nel luogo esatto dell'incontro e per smorzare l'agitazione, si rullò un'altra sigaretta, la ventesima all'incirca. Rimase a fissare a lungo la vetrina della macelleria che aveva di fronte, dove erano appesi a grossi uncini, dei conigli squarciati e privi di viscere e non potè fare a meno di pensare come poteva stare bene, appeso per le palle, il suo caro custode ciccione. Rise el'agitazione si allontanò per un pò. Henry arrivò con pochi minuti di ritardo, tutto in tiro e dopo una vigorosa stretta di mano, come si fa tra veri duri, Il bar di Lester fu la meta. Carlo pensò che tutto quadrava ed era al suo posto, come la sua calibro 38. nella tasca interna della giacca e il tabacco e le cartine all'interno del suo taccuino che sperava di poter presto scarabbocchiare, se solo fosse uscito vivo, da quella notte....